RE-MED, vantaggi ambientali ed economici lungo la sponda sud del Mediterraneo

Sono quasi 8 milioni di euro i fondi ottenuti nel periodo 2014-2020 dall’Università degli Studi di Palermo, sia per progetti di cooperazione transfrontaliera che transnazionale. Tra le iniziative finanziate c’è lo strategico “Application de l'innovation pour le développement de l'économie circulaire pour une construction durable en Méditerranée” (RE-MED).

In Italia, l’esperienza condotta nel corso di RE-MED può certamente indurre i portatori di interesse deputati alla gestione del construction and demolition waste (enti governativi, autorità stradali, enti locali, compagnie e imprese di costruzioni, soggetti pubblici e privati), a spingere verso la tanto auspicata transizione da modelli tradizionali nell’ambito delle costruzioni stradali, ad altri innovativi e circolari – spiega il Prof. Gaetano Di Mino, Responsabile Scientifico dell’Università degli Studi di Palermo – Gli auspicati risultati di durabilità e funzionalità dell’opera stradale dovrebbero fungere da paradigma in vera grandezza che garantisca l’opportunità di modificare norme, processi e specifiche tecniche nel settore”. 

Cosa significa utilizzare nel settore stradale gli scarti, in termini di risorsa?
Si aprirebbe un mercato più ampio rispetto a quello attuale. Non è superfluo menzionare quanto la produzione di questo tipo di rifiuto sia ingente:  in media in Italia è superiore ai 30 milioni annui. A tal proposito la Commissione Europea, con le sue Direttive, impone ai Paesi membri soglie di riciclaggio non inferiori al 70%”. 

Un modello virtuoso di economia circolare?
RE-MED si prefigge di costruire una infrastruttura immateriale per lo scambio di conoscenze, competenze ed abilità nel campo delle costruzioni stradali, innovando sulle tecniche costruttive mediante l’uso del rifiuto da demolizione del costruito. Col coinvolgimento nella partnership dei due Ministeri per l’Ambiente di Tunisia e Libano, si ritiene di  sensibilizzare tali nazioni all’attuazione di politiche di maggiore tutela del territorio, espresso in termini di minore impatto sugli ecosistemi e le risorse non rinnovabili, così come sulla valorizzazione fondiaria e dei suoli. Il progetto, in particolare, prevede la realizzazione di due infrastrutture materiali: un tratto stradale in vera grandezza realizzato con altissima percentuale di C&DW, inserito nella rete ordinaria tunisina; un impianto di trattamento del rifiuto in grado di fornire aggregato riciclato di idonea qualità”.

Si può parlare di uno scambio culturale, a favore dell’integrazione transfrontaliera?
Sì ma lo scambio è soprattutto tecnico e professionale, avendo il progetto come essenziale finalità la creazione di una comunità tecnico-scientifica nella quale continuare a sviluppare i temi trattati anche al di là della durata ufficiale dell’iniziativa ENI CBC MED. Si parla di avanzamento delle conoscenze e delle competenze tecniche sui temi ingegneristici trattati, con l’intento di formare nuove leve di tecnici e ricercatori in grado di sviluppare i futuri scenari delle costruzioni stradali”. 

Il progetto cosa lascerà in eredità?
Il patrimonio lasciato in eredità sarà il battesimo di una generazione di figure tecniche, di ricerca, decisori e portatori di interesse che abbiano ben chiaro quali siano gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile declinato nel campo delle costruzioni stradali. In relazione al progetto RE-MED, le infrastrutture che verranno realizzate potranno certamente essere considerate prototipali, così da essere migliorate qualitativamente e quantitativamente e, quindi, capitalizzate in futuro”. 

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Pubblicato il 24 febbraio 2022